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Felicity – Route Capi di Zona alla ricerca della Felicità

sintesi consiglio di zona felicità
sintesi consiglio di zona felicità

Rappresentazione di lancio della Route di Zona per Capi sul tema della felicità

Introduzione

Voce 1 fuori campo: Degli scout che cercano al felicità… Dei capi scout che cercano la felicità…
Inaudito, significa che non hanno capito niente, e peggio ancora che ai campi scuola non hanno imparato niente.
“Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri”, l’ha  detto Baden Powell, è un’assioma e deve bastare.
E allora perché quella faccia triste laggiù? Perché quel malumore al pensiero di alzarsi per l’attività con il reparto? Perché quelle lacrime in comunità capi? Perché quel senso di insoddisfazione per i sacrifici e ciò che ci perdiamo? Perché quelle frasi “tocca sempre a me”, “non ce la faccio”, “ho bisogno di tempo per me”?
Non basta la citazione di Baden Powell?

Voce 2 fuori campo con proiezione di immagini del numero 8 “sezionato” su entrambi gli schermi, se si può:

cercasifelicità

“La metà di otto … la metà di otto è … lasciatemi pensare … quattro! Dico bene, sì? La metà di otto è quattro, senza dubbio quattro. Uno, due, tre, quattro. Cinque, sei, sette, otto. Sì, la metà di otto è quattro. Il problema è — il grosso-pericolo è — che troppi di noi si fermano lì. Forse l’avete fatto anche voi. La metà di otto è quattro. Punto.
E dopo aver dato la risposta giusta — la risposta riduttivamente giusta — ci rilassiamo, incrociamo le braccia e aspettiamo una pacca sulla spalla. Un encomio. Il voto massimo sul registro.
Dunque avere la risposta riduttivamente giusta è la fine. Le menti tirano giù la saracinesca. L’esplorazione, e conseguentemente anche l’educazione e la crescita, finiscono.
La metà di otto è quattro, non ci sono dubbi. Ma la metà di otto è anche OT, non è vero? La metà di otto è anche zero: la metà inferiore o la metà superiore. La metà di otto è anche tre: la metà destra, oppure una E maiuscola, la metà sinistra. Staccate l’otto dalla pagina e tagliatelo a fette longitudinali sottili, come fanno con il prosciutto al bancone della gastronomia, e la metà di otto è un altro otto, ma più sottile del 50%. E si potrebbe continuare così all’infinito…

 

Voce 1 fuori campo: La definizione di felicità di Baden Powell è così profonda e significativa che vale un 8. Cioè vale la pena di scoprire di quante metà si compone, per capirne il senso oltre che impararla a memoria. L’esperienza è la strada principale, ma sarà esperienza anche la condivisione delle nostre strade e pensieri, sarà esperienza anche l’incontro fra capi che non si conoscono o solo di vista, sarà esperienza anche scambiarci lo zaino e portare per un po’ quello dell’altro. Esperienza di ricerca della felicità.

ATTO 1 – Il risveglio di Felicity

Apertura con un frammento del brano “Chiedimi se sono Felice” di Samuele Bersani

Felicity dorme sul divano. La sveglia la voce fuori campo.
V: “Felicity, sei sveglia?”
F: “Ora si, stavo sognando.”
V: “Posso chiederti cosa sognavi?”
F: “Cose belle, ovviamente.”
V: “Tipo?”
F: “Se te lo dicessi finirebbe tutto. Finirebbero di cercarmi, perché i miei sogni sono la salvezza ”
V: “Di chi? Di chi ti cerca? E chi ti cerca?”
F: “Tutti. Nessuno escluso. Conosci forse qualcuno che non cerca la felicità?”
V: “Ne parli con vanto, non è un merito tuo, mi sembra…”
F: “Infatti, non lo è. E’ un dato di fatto che non mi dispiace. ”
V: “Cosa provi ad essere così cercata?”
F: “Indispensabilità e responsabilità, direi”
V: “Di la verità, un po’ ti diverte…”
F: “A volte si, è divertente scoprire i percorsi tortuosi che gli umani si inventano per trovarmi, e le grandi cantonate che prendono”
V: “Non provi compassione per loro?”
F: “E’ accaduto, ma raramente. Quasi sempre è colpa loro, sono ciechi, sono sordi, sono testardi, ripetono i loro errori, si fanno prendere in giro. Per questo non mi impietosisco per loro. “
V: “Quando è accaduto invece che hai provato compassione?”
F: “Oh, non mi va di parlarne”
V: “Insisto”
F: “Mi fa male, è non è nella mia indole stare male, anzi, è pericoloso e può essermi fatale”
V: “Se ti farà male potrai fermarti, ma raccontami, ti prego…”
F: “Parti male se mi preghi, la felicità non si prega”
V: “Questa me la scrivo, anche se vorrei tornarci sopra. Allora, mi racconti?”
F: “Non c’è da andare tanto lontano, sono fatti vicini nel tempo, in questo caso è proprio il caso di parlare del tempo. Ti parlerò di Teresa e del tempo
V: “Ascolto”

ATTO 2– Teresa e il tempo

Apertura con un frammento del brano “C’è tempo” di Ivano Fossati

F: “Teresa è una ragazza con lunghi capelli castani. O almeno così me la immagino io. Non vedo chi mi cerca, non li posso vedere ma nemmeno vorrei, potrei affezionarmi. Così mi immagino il loro volto. Teresa mi ha trovata, in un’occasione. Mi ha riconosciuta per qualche istante. E da quel momento non smette di chiedersi perché sia durato così poco. E’ così convinta che la felicità debba essere “per sempre” che ha finito per convincersi che quella che ha provato in qualche momento della sua vita non lo fosse veramente.
Vuoi che ti legga l’ultima mail che mi ha spedito?”
V: “Si, certo”

TERESA: “Carissima, ritorno spesso con il ricordo a quel giorno in cui ho creduto di averti, di possederti, e subito mi assale una profonda tristezza, perché da quel giorno non ci sei, non mi abiti più. Eri veramente tu? Mi hai tratto in inganno? Può la felicità visitarmi per un istante e abbandonarmi così repentinamente?
Era felicità? Credo ancora di aver bisogno di una felicità duratura, che accompagni la mia vita di ogni giorno, e che mi spinga a voler bene ad ogni istante della mia giornata, senza rincorrere il sogno di momenti eccezionali a cui dedicare l’attesa di tutti gli altri. Ma le mie certezze vacillano. Non so cosa pensare.
L’altro giorno mi sono imbattuta in una scena di un film, alla tv, e ti ho pensata. Vuoi vederla? Hai tempo per me? Parla proprio del tempo…
Preludio della felicità (dal film “The hours”) http://youtu.be/ApHIDSkpgwE

Hai visto? Vienimi a trovare, ancora una volta. Fammi capire qual è il tuo tempo. tua Teresa”

V: “Ha ragione lei a volerti in ogni istante della sua vita?”
F: “Ti dirò che non lo so”
V: “Ed è la verità?”
F: “C’è una verità?”
V: “Dicevi che Teresa ti ha impietosito…”
F: “Si, perché è sincera, e la sua domanda non ha una risposta semplice. Vorresti una vita felice ogni giorno? La vorresti davvero? Vorrebbe dire senza dispiaceri? Senza ostacoli? O cosa vorrebbe dire? O vorresti piuttosto vivere dei momenti veramente pieni e perfetti, a costo di sacrificare il resto ad aspettarli? Vuoi aspettare il sabato sera tutta la vita? Cos’è il tempo? Quanto tempo abbiamo per essere felici? Quanto tempo ci rimane per essere felici? Quanto tempo abbiamo sprecato fin’ora nella non felicità?”
V: “Capisco.”
F: “Non lo so.”
V: “Allora fammi capire meglio”
F: “Alessandro.”
V: “Cosa?”
F: “Ti racconto di Alessandro”

 

ATTO 3 – Alessandro e la dichiarazione d’indipendenza americana

Apertura con un frammento dell’inno americano

F: “Alessandro vorrebbe vivere in America. E’ abbagliato da tutto ciò che splende di stelle e strisce. Dice che loro, gli americani, sanno essere felici davvero, altro che noi italiani piagnoni ed eternamente insoddisfatti. D’altronde il lieto fine l’hanno inventato loro. E poi la faccenda della loro dichiarazione d’indipendenza…”
V: “Quale faccenda?”
F: “Non lo sai? Nella dichiarazione d’indipendenza ci sono anch’io, mi hanno inserita di ufficio, senza neanche chiedermelo. Hanno scritto che <<a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità». Quindi, dice Alessandro, chi può essere più illuminato del popolo americano?”
V: “Tu cos’hai risposto?”
V: “Che articolo?”F: “Con un articolo, sai che non posso parlargli direttamente”
F: “Questo, è un breve pezzo di Umberto Eco, lo conosci?”
V: “Quello del “nome della Rosa”?
F: “Esatto. Ascolta”
Il diritto alla felicità (dall’articolo di Umberto Eco) -> leggi articolo
V: “Io trovo che comunque la loro dichiarazione del diritto alla felicità ha una sua altezza quasi poetica”
F: “Si, ma se hai ascoltato bene il problema sta nella domanda, dov’è la felicità? Dentro me o dentro gli altri?”
V: “Chi meglio di te può saperlo?”
F: “E chi meglio di te può sperimentarlo?”
V: “Dentro me, forse.”
F: “E allora sei a posto, cosa cerchi fuori? Stai perdendo tempo”
V: “E’ negli altri?”
F: “Se è negli altri è anche in te, o sei l’unico diverso dagli altri?”
V: “Mi fai confusione”
F: “Sei confuso di tua natura, non dare la colpa a me.”
V: “Perché non mi dici chiaramente in quale luogo sei?”
F: “Te lo spiega Francesca, mi manda almeno un whatsapp al giorno.”

 

ATTO 4 – Francesca e il ritorno alla natura

Apertura con un frammento di un brano della colonna sonora di “Into the Wild”

F: “Francesca è bionda, ne sono sicura. Corre a piedi, attraversa prati e boschi. Indossa scarpe da corsa e guarda il sole schiudendo appena gli occhi. Sai qual è il suo film preferito?”
V: “Non saprei”
F: “ ‘Into the wild’, naturalmente.”
V: “Perché ‘naturalmente’ ?”
F: “E’ convinta nella felicità stia nel ritorno alla natura, ed è scettica sull’uomo. Senti il suo ultimo messaggio…”

FRANCESCA: “Senti, hai pensato alla nostra ultima discussione? Io sono sempre più convinta che cercarti negli altri sia tempo perso, dimostra la mia debolezza nel dovermi affidare ad altre persone. Tu sei ovunque, perché limitarti ad abitare negli esseri umani? Ho riguardato il mio film, “Into the Wild” e ad un certo punto mi sono detta che devi proprio guardarlo. Ti lascio il link ad una scena in particolare, guardala e poi parliamone. E rispondi ai miei messaggi! Fai la preziosa?”

Non è solo negli altri – Dal film “Into the wild” http://youtu.be/1Epg_O8R358

 

V: “Accidenti, convincente”
F: “La ragazza è in gamba, per quello ti racconto di lei. Ma ti ha proprio convinto?”
V: “Ci sto pensando”
F: “Davvero pensi che la Natura dia felicità? Dovresti passare per Fukushima, in Giappone, a vedere la natura con il suo tzunami cosa ha lasciato. Certo se invece pensi alle vette alpine, ai ruscelli generosi d’acqua, al colore dei mari tropicali… Di quale natura parliamo? La natura non lascerà traccia del tuo passaggio.”
V: “Certo che per essere felicità sei piuttosto cinica”
V: “Come hai fatto a farla ragionare?”F: “Cerco di farti ragionare, come ho fatto ragionare Francesca.”
F: “Con i suoi stessi mezzi, le ho risposto con un semplice link”
Solo se condivisa – Dal film “Into the wild” http://youtu.be/ukTuGZ684_o

V: “Quindi tu esisti nella condivisione con gli altri”
F: “Dico solo che non mi piace quando cercano di ingabbiarmi in una definizione o in un luogo o in un tempo, e dimostro che puoi anche provare a farlo ma che sarai sconfessato.”
V: “Sto pensando a chi dice che sei in Dio e che seguendo Dio si arriva a te, ti senti ingabbiata anche in questo caso?”
F: “Giochi duro.”
V: “Anche tu sei dura con me”
F: “Ok, tregua, abbassiamo i toni.
V: “Ok.”
F: “Ho capito cosa intendi quando mi associ a Dio. Probabilmente intendi questo…”

 

ATTO 5 – Felicity e Dio

Perfetta letizia (dal film San Francesco) http://youtu.be/DTFon58Gjrs

F: “Volevi dire questo, vero?”
V: “Più o meno. Se penso ad un uomo felice mi viene in mente San Francesco, si.”
F: “L’ho conosciuto”
V: “Era felice?”
F: “Non posso dirtelo. Come non posso dire se tu sei felice.”
V: “Non so cos’altro si potrebbe aggiungere sull’argomento, San Francesco spiazza tutti”
F: “Si, spiazza, così tanto che alla fine continui a fare la vita di prima. Perché lui per diventare San Francesco ha lasciato tutto, si è vestito di stracci, mangiava a volte, stava con i lebbrosi. Non mi dire che sono metafore, ha fatto così, lui. Tu invece?”
V: “Non ancora”
F: “Lo farai? Devi terminare gli studi? Devi pagarti le tasse universitarie? Devi comprare la benzina per la tua auto? L’hai comprata a rate? Hai un mutuo? Una famiglia da sfamare? Dei bambini da crescere? Ci tieni alla tua carriera? Caspita, proprio come San Francesco.”
F: Ti faccio vedere una scena che riassume bene dove ti voglio portare…V: “Dove mi vuoi portare?”
Lite su Dio (dal film “The Big Kahuna)


V: “Ci vuole ben altro per offuscare San Francesco, ma ho capito che vorresti distruggere ogni mia certezza”
F: “Sto solo ricordandoti che il numero otto ha tante metà, e che devi trovarle tu. Mi sta facendo male questa discussione, forse è meglio se mi fermo”
V: “Non adesso, permettimi ancora una domanda”
F: “Quale?”
V: “Stai nelle cose reali o nei pensieri?”
F: “Te la sei tenuta per ultima, questa domanda?”
V: “Come la caramella più buona”
F: “Dici così perché credi di sapere già la risposta”
V: “Ho un’idea, ma lo chiedo a te”
F: “Paolo è come te, crede di sapere la risposta ma in fondo crede in un altro modo”
V: “Chi è Paolo?”

 

ATTO 6 – Paolo, l’essere e l’avere

Apertura con un frammento di un brano “new-age”

F: “Paolo mi cerca al telefono, non ha il computer, né lo smartphone, e sai perché? Perché crede nella sobrietà, nell’essenzialità, rifiuta il consumismo, gli oggetti, la tecnologia che crea dipendenza. Paolo è un puro.”
V: “Sarà felice così.”
F: “Vorrebbe essere felice così. E infatti mi cerca, e mi lascia messaggi in segreteria. Senti questo”

PAOLO: “Ciao, non mi rispondi mai, avrai i tuoi motivi. Ma volevo dirti cosa penso di te, dovresti ascoltarmi. Tu sei dove non ci sono cose, tu sei dove quello che si ha non ha importanza, dove invece importa ciò che sei. Le cose, i soldi, gli oggetti, sono il contrario di te. Più ti cercano in queste cose, più si allontanano da te. Odio la pubblicità, non guardo la tv, non mi interessano le firme, mi sposto in bicicletta. Faccio meditazione. Tu che puoi farlo, guarda in internet il video di Terzani, ho appena finito di leggere un suo libro e l’ho trovato davvero illuminante. Così capisci cosa voglio dire.”

F: “Ecco il video, l’ho trovato”
Monologo sulla felicità (dal docum. Tiziano Terzani) http://youtu.be/n61VzOixOnA

V: “Avevo ragione a pensarla così anch’io, mi stai dicendo questo.”
F: “Vorresti sentirtelo dire, ma non te l’ho detto io”
V: “Ma… come… io la penso come Terzani e come Paolo…”
F: “E quindi vuoi dirmi che milioni di persone che hanno lo smartphone in tasca, come te, stanno sbagliandosi clamorosamente? Vuoi dirmi che una bella auto non ti da alcuna felicità? Vuoi dirmi che vestirsi di firma, tagliarsi i capelli come un sioux, comprarsi la montatura degli occhiali verde fosforescente, indossare la felpa che vendono solo a NewYork non serve proprio a niente?”
V: “Si, esatto. Non ne sarò la dimostrazione lampante, ma è il mio pensiero”
F: “E perché non ne sei la dimostrazione lampante?”
V: “Perché non sono perfetto, credo, sono incoerente”
F: “Io non credo sia questo. E’ perché tu, in realtà, provi felicità a possedere cose, e ad arrivare primo.”
V: “Ma no, è una felicità passeggera”
F: “Abbiamo forse appurato che io sono per sempre?”
V: “Non lo abbiamo appurato.”
F: “Ecco. E adesso cambiamo parole al discorso, vediamo se cambia qualcosa: “vuoi forse dirmi che un bel film visto in tranquillità non ti rende felice? Vuoi forse dirmi che ascoltare una buona musica non ti soddisfa? Che la lettura di un bel libro non ti gratifica? Che vivere in un bel posto, in una bella casa in campagna, dove poter ammirare le stagioni che si susseguono non ti rende più felice? Guarda.”
La vera felicità  (dal film “Into the wild”) http://youtu.be/wKqfILINemI

F: “Allora? Le parole sono importanti, vero? Quasi quasi è importante anche avere cose per essere felici, assieme agli affetti. Stai forse pensando che a questo mondo tutto è relativo?”

 

ATTO 7 – A presto, felicità

V: “Sto pensando che non ti sopporto più. Sono io che voglio smettere questo confronto”
Felicity esce di scena, a sottolineare il fatto che appena la voce intende allontanarsi lei “sparisce”.
F: “Non mi lasciare”
V: “Cosa?”
F: “Non mi lasciare, resta qui.”
V: “Non ti capisco, ora tu cerchi me…”
F: “Non hai capito.”
V: “Cosa devo capire?”
F: “Che io ti amo”
V: “… mi lasci senza parole. Sono… sorpreso… e imbarazzato…”
F: “Ti prego, resta qui, accanto a me.”
V: “Sono qui. Perché hai bisogno di me?”
F: “Perché io non sono nulla, non esisto. Non ci sono, capisci? Guardati attorno, mi vedi? Mi trovi? Quando ti svegli al mattino non mi trovi accanto a te. Quando cammini per andare verso il tuo giorno, non sono accanto a te. Quando parli con chi incontri, io non sono lì con voi. Quando vai a riposare, la sera, non mi addormento accanto a te. Ecco perché ti chiedo di restare. Per esistere.”
V: “Io…”
F: “Tu?”
V: “Ci devo pensare. Il tuo amore mi lusinga, e te ne sono grato. Ma devo pensarci. Ora devo andare.”
F: “Tornerai?”
V: “Quando ti avrò trovata, te lo prometto.”

Buio totale in scena, qualche secondo di silenzio e poi…

Monologo (dal film “The Big Kahuna”)   https://www.youtube.com/watch?v=jMScVXySbk4