con il fazzolettone in evidenza

Impressioni terminando un mandato associativo

il comitato in alto mare
il comitato in alto mare

Riflessione esistenziale sul servizio in zona, con metafora del viaggio in mare.


Torno a casa con una pianta di peperoncini, e il mio mandato in comitato di zona è terminato.
Oggi uno che non è del mestiere mi ha chiesto da chi è composto il comitato, se è forse rappresentativo dei diversi gruppi della zona.
No, gli ho risposto. Cioè, si, ma non proprio.

E’ composto da gente soprattutto incastrata da altri, o da se stessi. Puntata da qualcuno, desiderata da qualcun altro che poi ne è uscito. Spesso con doppio incarico, di frequente con un po’ di esperienza associativa alle spalle.

E’ gente che si trova a dover svolgere un servizio assieme ad altri non scelti, di cui all’inizio si sa poco o niente. Nessun campanile in comune, nessuna amicizia d’infanzia o di squadriglia.

Ai primi comitati si capisce che si è in una barca senza armatore. Nessuno ti aspetta a riva per chiederti come è andata la pesca. Ci sono i responsabili di zona, è vero, ma sono in barca con te. Se non lo sei tu…

Ti eleggono, è vero. Ma un po’ gli tocca farlo. E comunque non l’hanno fatto preferendo il tuo programma elettorale, perché attuerai quello che il consiglio e l’assemblea approveranno o hanno già approvato. In realtà però quello che verrà approvato sarà il prodotto di un percorso che parte comunque dal comitato, lo sappiamo ma si può dire solo sottovoce.

La barca prende il largo, a volte non si vede terra per mesi. A volte si scopre che alcuni di quelli imbarcati con te sono persone splendide, e gli vuoi un sacco di bene, e ti chiedi come hai fatto finora a non averli conosciuti e frequentati. A volte non vedi l’ora di tornare a riva per salutarli e non rivederli mai più, ma non capita proprio così spesso.

Si traversano tempeste, in mare aperto. A volte si ozia, in attesa che si alzi il vento. Spesso si spiegano le vele, poi si ammainano, poi si spiegano di nuovo. Insomma, si suda.

Si raggiungono posti che non si credeva esistessero, e si fa festa assieme per il risultato, e ci si riconosce bravi. E ci si da una pacca sulla spalla, e ci si abbraccia.

Poi però, un giorno, si torna a terra.

Ci si saluta scoprendo e riconoscendo di volerci bene. E con la sacca sulle spalle si torna alla vita di prima, alle amicizie di sempre, ai campanili soliti.

Siamo strani, tanto strani.