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  • Scautismo e legalità

    Tempo fa per iniziare una riflessione si prendeva il dizionario e si cercava la definizione di ciò che si voleva approfondire, ora si clicca su google. Allora scrivi legalità e dai invio. Escono dei link, uno di questi parla di Rita Atria, una ragazza che avrà per sempre 17 anni e del giudice Borsellino. La curiosità cresce, approfondisco, clicco, leggo, riclicco..

    Mi commuovo, davvero, lacrime agli occhi.

    Chi era Rita Atria? Figlia di un boss di Partanna, nel Belice, che viene assassinato dalla malavita. La stessa fine tocca la fratello Nicola, diventato anche lui boss grazie allo spaccio di droga. La cognata diventa collaboratrice di giustizia, il fidanzato di Rita la ripudia, per il tradimento della parente. Rita, sola, decide di denunciare la mafia che ha ucciso suo padre e suo fratello, lo fa con Borsellino, il giudice buono, che diventa per lei come un padre. Viene nascosta a Roma, sotto nuova identità.

    paolo borsellino
    Paolo Borsellino

    Nell’estate del 92 Borsellino viene ammazzato, Rita non ce la fa ad andare avanti, si uccide dopo qualche mese, a 17 anni. Al suo funerale non parteciperà nessuno, nemmeno sua madre. Cosa ha lasciato Rita? Un diario, dei pensieri. 

    rita atria
    Rita Atria

    “Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.

    Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.

    Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta.

    L’unico sistema per eliminare tale piaga è rendere coscienti i ragazzi che vivono tra la mafia che al di fuori c’è un altro mondo fatto di cose semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di questa o di quella persona, o perché hai pagato un pizzo per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.”

    Ecco, Rita mi ha aiutato a focalizzare il tema di questa sera, di orientare la riflessione sulla Legalità e Scautismo.

    Rimando a dopo il compito di colmare la distanza tra la realtà di Rita e quella dei ragazzi del nostro territorio.

    Io credo che a riflessione possa partire dal settimo articolo della Legge,

    “Lo scout sa obbedire”.

    E’ un articolo scomodo, quando noi capi stessi lo citiamo non possiamo non provare un certo imbarazzo, perché la parola in sé è fuori moda, ci ricorda la realtà militare di Baden Powell, il nostro fondatore, dove la gerarchia e la disciplina obbligano a obbedire ai comandi ricevuti. Noi oggi non accettiamo ordini, al massimo possiamo ascoltare i consigli per gli acquisti, ma non gli ordini. I ragazzi a scuola filmano con il cellulare le bravate contro i prof, alle maestre è vietato mettere in castigo i bimbi… insomma, non è più come una volta. Abbiamo una testa per pensare, per decidere, non occorre obbedire a nessuno. In realtà penso che dietro a quel “sanno obbedire” ci siano significati più profondi.

    Dietro l’obbedienza c’è la LIBERTA’ di scelta, e non c’è scelta se in realtà non si sa più obbedire alla scelta fatta. Obbedire quindi alle regole proprie di ciò che si sceglie. Possiamo chiamarla anche coerenza, o meglio ancora FEDELTA’. Ecco allora che il campo è sgombrato dall’equivoco della declinazioni militare della parola “obbedire”, non si tratta di delegare ad altri il decidere di sé, ma di seguire con fedeltà le strade che si intraprendono con scelte libere. Belle parole. Ma cosa significa per i lupetti, per gli esploratori, per i rover…

    Significa:

    • abituarli a pensare e decidere assieme le regole e gli impegni
    • responsabilizzarli nel rispettare e far rispettare le regole e gli impegni decisi assieme

    Basta pensare alla Promessa Scout, dove promettiamo di rispettare la Legge, pensiamo alla dimensione del gioco dei lupetti, dove il rispetto delle regole è importantissimo, pensiamo alla progressione personale, alle tappe, ai consigli della rupe e della Legge, alla carta di clan, alla partenza. Proponiamo da sempre e fino all’ultimo occasioni di partecipazione alle decisioni della comunità, e anche luoghi di verifica del rispetto delle regole.

    C’è un altro aspetto da sottolineare nell’articolo della Legge, quel “sa” obbedire. Si poteva scrivere “Lo scout obbedisce”, ma è stato scritto “sa obbedire”. Obbedire diventa una virtù, una capacità. Significa anche che può capitare di scegliere di non obbedire, ma allora lo si deve fare a viso aperto.

    “Lo scout è leale”

    Se decido di non obbedire, con lealtà lo faccio senza nascondermi, senza furbizia. Quante volte vediamo e subiamo regole sbagliate, leggi che tradiscono i valori in cui crediamo. Forse allora il disobbedire a viso aperto può diventare testimonianza, denuncia, occasione di riflessione e di cambiamento. L’uomo e la donna della partenza portano con sé la sensibilità politica di chi, oltre a servire chi è in bisogno, cercherà di rimuovere le cause che conducono al bisogno, a volte pagando caro questo impegno. Sto pensando a chi si impegna poi in politica, nel sociale, ma anche ai moltissimi giovani che 25/30 anni fa hanno pagato con il carcere l’obiezione di coscienza al servizio militare, poi diventata una normale possibilità per tutti, per concludersi con l’abolizione del servizio di leva. Hanno saputo disobbedire, a viso aperto, con lealtà, ma hanno disobbedito. E lo scautismo ha fatto la sua parte. Analoga storia per l’obiezione fiscale, contro la spesa per gli armamenti. O prima ancora, durante il fascismo, per la libertà di esprimere il proprio pensiero.

    L’ultimo articolo, il decimo, recita “Gli scout sono puri di pensieri, parole e azioni”.

    E’ l’articolo a cui ho pensato leggendo le parole di Rita dove invita ad un auto-esame di coscienza, per sconfiggere la mafia dentro di noi, prima di combatterla fuori, negli altri. Qui siamo chiamati in primis noi capi, educatori, genitori. Siamo noi che prima degli altri dobbiamo fare una scelta di campo, dobbiamo credere nel rispetto delle regole, rinunciare alle scorciatoie, piantare paletti oltre ai quali decidere di non allontanarsi, costi quel che costi. Coerenza, rettitudine, convinzione nei principi e nei valori della democrazia, della partecipazione, della giustizia, della solidarietà, della legalità. Questo dobbiamo scegliere dentro noi stessi, per noi stessi. Allora le nostre parole, anche se uguali a quelle di prima, diventeranno esortazioni, le nostre azioni diventeranno testimonianze. Altrimenti saranno parole che suoneranno fiacche agli orecchi dei più giovani, prive di solidità e forza. Poco importa se stiamo parlando di una raccomandazione o di un pizzo, di una semplice evasione iva o dell’eco-mafia. Il principio non cambia, è diversa solo la proporzione.

    Ma come aiutare i ragazzi, i bambini, a coltivare i pensieri, le parole e le azioni pure? Ci viene nuovamente in aiuto Rita, quando dice vanno aiutati a scoprire “che al di fuori c’è un altro mondo fatto di cose semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei”. Ecco perché insistere per le attività all’aperto, in mezzo alla natura, dove riscoprire le piccole grandi opere del creato, e stupirsi, meravigliarsi, contemplare. Lo zaino, la fatica, il fuoco, un piatto di pasta, la tenda, il sole, la pioggia, gli scarponi, il vento, la neve, il freddo, il caldo, il gioco, il canto, la danza, una corda, i nodi, una costruzione.. bastano di per sé per tornare a dimensioni dimenticate dal “no problem” che ci propina oggi la tv, e per assaporare gioie vere, non artefatte, non costruite su menzogne, su lati oscuri di noi stessi.

    La distanza tra il sud e il nord

    Siamo un’associazione con forti radici e valori condivisi, malgrado questo in Italia ci sono scautismi diversi. Proporre scoutismo a Palermo, nel quartiere Zen, non è come proporlo a Milano, accanto al Duomo, e non è come proporlo qui dove abitiamo. Quando alle nostre latitudini parliamo di mafia ci riferiamo ad un fenomeno che conosciamo perché ne abbiamo sentito parlare, ma non per esperienza. Quando ne parlano i capi scout del sud, ai campi scuola dove ci conosciamo e incontriamo, avverti che parlano di nomi, di volti, di faccende sotto casa loro. Quando parlano di ragazzi a rischio si riferiscono a figli di mafiosi, di malavitosi, di spacciatori. Quando parlano di cultura della legalità non si riferiscono al viaggio in tram senza biglietto o ai film scaricati da internet, parlano di spaccio, di morti ammazzati.

    Sono realtà distanti dalle nostre, ma ho la netta sensazione che se al sud o nelle grandi metropoli il fenomeno sia evidente, da noi invece sia più strisciante, più subdolo. L’impressione è che da noi ci sia più legalità dovuta alla repressione, alla possibilità di essere scoperti, e non tanto alla convinzione nei principi che la reggono. Non appena troviamo scorciatoie ”sicure”, siamo pronti a percorrerle. E ci giustifichiamo, il governo è ladro, le tasse troppo alte, ne paghiamo già troppe, bisogna sapersi arrangiare, niente al confronto di cosa succede al sud, mi faccio giustizia da solo, è frutto del mio lavoro… abusi edilizi, tasse evase, false dichiarazioni fiscali… fin tanto si può, fin tanto non si viene scoperti. Significa che abbiamo bisogno di educazione alla legalità, perché non è passato culturalmente il senso ma la paura della repressione, che probabilmente in altre regioni italiane è meno sentita.

    Ecco coperta almeno in parte la distanza tra il Belice di Rita e i ragazzi del nostro territorio. Il senso della legalità, il motivo per cui crederci.

    Il sogno e la testimonianza

    Concludendo, Rita nei suoi due pensieri citati porta alla luce due vere esigenze dei ragazzi, in particolare degli adolescenti: il sogno e la testimonianza. Hanno (ma tutti abbiamo) bisogno di sognare un mondo diverso, dove i principi e i valori vincano le mediocrità e le bassezze a cui siamo tutti portati. Hanno (ma tutti abbiamo) bisogno di trovare e avere accanto persone che ci rendano evidente che è possibile un altro modo di pensare, testimoni coerenti, nella semplicità, nella concretezza quotidiana, ma solidi, veri, autentici, affidabili.

    Noi adulti offriamo il sogno e la testimonianza?

  • Il ruolo del capo scout

    Cerchiamo ora di guardare dentro alle richieste che avete fatto in zona, alle parole che avete detto circa il ruolo del capo scout, che abbiamo sottolineato e che ho sintetizzato in quattro punti:

    1. Essere di riferimento
    2. Costruire una relazione
    3. L’autorevolezza
    4. L’intenzionalità

    Per ciascun punto andremo a dare uno sguardo al mondo dei bambini (ciò che l’attualità propone), e poi daremo “uno spunto positivo”, qualcosa che ci faccia pensare a qualcosa di buono.

    Essere di riferimento

    1.  Uno sguardo al mondo dei bambini: lo youtuber che gioca a Minecraft

    a. Per i bambini di oggi, almeno per diversi, gli youtuber sono dei riferimenti. Tra di loro si suggeriscono chi “seguire”, di chi diventare “follower”, e attendere le loro “notifiche” di nuovi video da guardare.

    b. Gli youtuber parlano a loro, si riferiscono a loro, li chiamano “ragazzi”, fanno conto che loro, i bambini, siano lì davanti al monitor, di fronte a loro che parlano al microfono con le cuffie in testa. E parlano, parlano, parlano. Giocano al posto loro, si esaltano, si rammaricano, si spaventano, si divertono, e alla fine chiedono in cambio solo un “mi piace”.

    c.  Che cavolo hanno di così attraente e ipnotico questi youtuber?
    sono pari loro ma meglio di loro, mostrano come si fa, dedicano il proprio tempo a parlare di cose che a loro interessano, sono di successo, sono popolari, non incutono timore, non è difficile arrivare a loro, non c’è fregatura, non si fa fatica

    2.  Uno stimolo positivo: Il maestro di Van Gogh

    a. Il maestro di Vah Gogh ripeteva la stessa lezione tutti i giorni, la lettera A, la lettera B, etc. etc. Un giorno però il maestro chiama Van Gogh a leggere le lettere tutte assieme e improvvisamente la magia: Van Gogh legge e quei simboli non saranno più dei singoli disegnetti, ma d’ora in poi sarà impossibile non leggere tutta la frase.

    b. Un bravo capo scout dovrebbe diventare un po’ come il maestro di Van Gogh, dovrebbe riuscire nel tempo (nel tempo!) ad aiutare i bambini (e i ragazzi poi) a leggere la loro vita in un modo da cui poi è impossibile tornare indietro. Si tratta di riuscire a mettere assieme i pezzi dell’esistenza che ciascun bambino può vedere da solo, ma che solo un “maestro” può aiutare a mettere in fila come i vagoni di un trenino, come i pezzi di un puzzle, come i capitoli di un racconto. Il loro racconto, ma che infine è il racconto di tutti gli uomini.

    c. Penso soprattutto a come, attraverso l’esperienza scout, io leggo l’uomo, le sue vicende, come leggo i migranti, come leggo la precarietà, come leggo la fatica della democrazia, come leggo il disagio dei bambini con situazioni familiari difficili, come leggo le altre religioni e la necessità della spiritualità..

    d. Voi siete il primo “stadio” del razzo che porterà i lupetti e le coccinelle a diventare uomini e donne della partenza, il primo vettore. Ce ne saranno altri dopo di voi, e alla fine la gloria se la prenderanno i capi clan, ma voi, voi, siete i primi a dover guardare in quella direzione mentre vi rapportate con i bambini. Altrimenti  dove potete posare lo sguardo? Su di voi? Su di loro?

    e. Quindi significa che dovete avere in mente ben chiaro a quale uomo e donna della partenza stiamo puntando, noi dell’Agesci. Vi aiuterà tantissimo nel fare i capi branco e cerchio.
    Quell’uomo e donna della partenza che avete in mente vi aiuterà a rispondere al lupetto Marco quando vi dice che non ce la fa più a giocare perché è stanco e alla lupetta Giulia che insiste a dire che quel gioco è da maschi e vuole cambiare. O Giovanni che vi dice che la storia di quando Mowgli  viene trovato da mamma Raska fuori della grotta la sa a memoria. O quando tutti urlano e schiamazzano e non riuscite a spiegare il gioco. Vi aiuterà a superare le naturali antipatie e simpatie, anche in staff, e a guardare all’obiettivo, che è più grande di noi.
    Perché noi puntiamo all’uomo e la donna della partenza, non al successo del gioco o del racconto. Noi non siamo animatori di villaggi turistici, siamo educatori.

    f.   I  bambini avvertono se voi dite la verità e se siete veri (che sono due cose distinte) e se lo avvertono allora diventerete il loro youtuber della vita preferito, e vi lasceranno molti “i like”.

    g.  Se i bambini lasceranno lo scautismo dopo il branco, o peggio ancora durante l’esperienza del branco, poco male. Si resta youtuber preferiti ugualmente tutta la vita, credetemi. Talvolta bastano 5 minuti a fissare uno sguardo e una parola per sempre.

    Costruire una relazione

    1.  Uno sguardo al mondo dei bambini: l’unboxing

    a.  una parolona inglese intraducibile, se non con “scartare”. II bambini guardano altri ragazzi che al posto loro scartano dei pacchi, li aprono e scoprono dentro i giocattoli del momento o dispositivi elettronici da aprire, provare, testare, a volte smontare.

    b. Un modo per scoprire cose nuove, per vedere come altri coetanei intendono le cose, gli oggetti, le vivono, ci giocano.

    c.  Vedi spesso le mani di chi apre, manipola, stringe, schiude, taglia, sperimenta, sono le mani dello youtuber, ma in quel momento diventano le mani di chi sta guardando, una estensione virtuale delle proprie mani

    2.  Uno stimolo positivo: la pecora del piccolo principe

    a.  Se penso ad un rapporto educativo tra me, capo scout, e un bambino/ragazzo, allora penso al momento magico in cui mi accorgo che sono in relazione con un’altra vita in uno dei modi più gratuiti e preziosi che si possano sperimentare nella vita: ti voglio aiutare a crescere, a diventare te stesso, a trovare la tua strada. E non voglio niente in cambio. E’ il tempo in cui un bimbo si presenta davanti a noi e ci chiede di disegnarli una pecora. Ma non la pecora come possono trovarla disegnata nei libri. Vuole il nostro disegno della pecora. Perché ha bisogno di testimonianza, di sapere che si può fare, che si può essere, che è faticoso, ma si può. E che noi siamo lì con loro in carne e ossa, non siamo un avatar che porta una fotocopia  consunta.
    A volte gli facciamo un “copia/incolla” da un’immagine trovata su Google. A volte, spaventati, rimaniamo con la matita in mano e il foglio bianco. A volte disegniamo la scatola, e gli diciamo che la pecora è dentro, al sicuro. E il bimbo, allora, sorride compiaciuto.

    b. Questo momento, in cui si prende coscienza che dietro le capacità o incapacità personali, dietro l’impegno, la responsabilità, le fatiche… dietro a tutto ciò c’è quel bimbo che ci guarda e ci tende la matita, ci CHIAMA.

    c.  Se arriviamo a percepire in quel momento, e magari di quei momenti ce ne saranno solo pochi o uno solo, l’infinita grandezza dell’esperienza del crescere e diventare uomini, allora significa che abbiamo stretto una relazione.

    d. Non ci sono solo momenti di questo tipo nella relazione con i lupetti, me ne rendo conto. Però con qualcuno, in qualche momento della loro esperienza scout, potrebbe arrivare l’occasione della domanda della pecora, che a volte non è esplicita, e l’opportunità della nostra risposta, di cui dobbiamo essere pronti.

    e. Mia moglie, insegnante della scuola materna, mi ha detto di dirvi che ai bambini bisogna voler bene, e questo può bastare.

    f.  Come si vuol bene ai bambini? Considerandoli, ascoltandoli e spiegando loro le cose, pazientemente. I bambini hanno bisogno di spiegazioni, per tutto ciò che noi adulti diciamo, facciamo, indichiamo, consigliamo. Hanno bisogno dell’unboxing, perché per loro è una chiave per comprendere la loro esistenza e ciò che li circonda.  Mai sufficienza, mai superficialità, mai far finta di ascoltarli, non sono stupidi. I bambini sono piccole persone, non stupide persone.

    g.  Il branco è uno strumento, loro sono persone a cui volere bene. Avranno “fieno” abbastanza dentro la scatola?

    L’autorevolezza

    1.  Uno sguardo al mondo dei bambini: un video sui supereroi con i superpoteri

    a.  L’autorevolezza di questi supereroi è data soprattutto dalla forza dei loro superpoteri. Ve li immaginate senza?

    b. Perché ai bambini (e non solo) piacciono così tanto i supereroi? E’ più il desiderio di forza  o quello di difesa da cui hanno paura?

    2. Uno stimolo positivo: Il lupetto e i supereroi

    a.  Questo lupetto dice che lo scout assomiglia di più a quei supereroi senza superpoteri, come Batman, che utilizza strumenti, si ingegna più che approfittare di poteri che altri non hanno.

    b. Credo vada colto un richiamo alle nostre radici: noi scout siamo la rappresentazione moderna dell’uomo del bosco, che sa cavarsela con un coltello e uno spago. Il regolamento metodologico parla di attività sempre fondate sulla semplicità ed essenzialità, perché è la nostra strada maestra.

    c.  Voi capi non siete più intelligenti degli altri, non avete più tempo degli altri, non siete più bravi, non avete i superpoteri. Avete anche voi una famiglia, uno studio o un lavoro, degli amici, la birra e la pizza, la discoteca, lo sport, la tv, il cinema.

    d.  Ma un superpotere ce l’avete e il lupetto non può ancora saperlo: avete dentro di voi il sacro fuoco, piccolo o grande, che vi arde in petto. E’ il fuoco di chi è stato toccato nel cuore da un’esperienza o da delle persone, o da entrambe, fuse nella proposta scout che avete vissuto e state vivendo.

    e.  Il regolamento dice . “In questo contesto le proposte assumono maggior significato per il ragazzo quando la relazione stessa con il capo è appassionante, nella misura in cui risulta dinamica (cioè in continuo divenire) e coinvolgente (cioè tocchi il suo cuore). “

    f.  Voi diventerete autorevoli nella misura in cui riuscirete a “toccare il cuore” dei bambini, coinvolgendoli nel racconto giungla, guardandoli negli occhi, chiamandoli per nome (non solo richiamandoli per nome), giocando con loro come nessuno ormai fa, discutendo con loro come ormai pochi fanno. Torniamo un po’ al tema precedente, quello della relazione. Ma qui dobbiamo sottolineare l’aspetto della coerenza.

    g.  Niccolò Fabi, in una bellissima canzone scritta in occasione della nascita di sua figlia, dice che quando si diventa genitori  “devi farti spazio dentro e poi dividere l’inutile da ciò che è necessario non c’è più un giorno da perdere nel tuo calendario e poi serenamente a ciò che non ti rappresenta dire no finalmente” . Un po’ vale anche per i capi scout, abbiamo l’opportunità e la necessità di dire NO, finalmente, a ciò che non ci rappresenta. Sono quelle situazioni che spesso, normalmente, l’età e la vita ti portano a provare, vivere, buttare lì, per poi accorgersi che non sono per noi, non ci rappresentano. Non ci fanno assomigliare a noi stessi. Se diciamo NO, assomiglieremo di più ai nostri desideri e i bambini vedranno in noi persone che pensano e decidono con la propria testa, che sanno rinunciare per privilegiare. Arrivare puntuali alle atttività, non parlare un linguaggio volgare nemmeno quando ci togliamo la pelliccia (i bambini sono in agguato, sempre), avere tempo per loro, non esagerare per il gusto di farlo, stare attenti a cosa pubblichiamo nei social perché noi siamo quello che sembriamo e loro sono anche lì. Ma non come fanno i filistei, ma perché ci crediamo!

    L’intenzionalità

    1.  Uno sguardo al mondo dei bambini: i cartoni “usa e getta”

    a.  Mi colpiscono i cartoni che vengono trasmessi dai canali tematici gratuiti di Rai Gulp, Super!, Fresbee, etc.  Spesso sono cartoni a basso costo di produzione, animazioni scadenti, molti schiamazzi, colori accesi, rumori continui in sottofondo, dialoghi scarsi, voci squillanti e deformate, effetti sonori a iosa…  Sono i discount del cartone, del resto sono gratis.

    b.  Sono cartoni da ipnosi, i bambini rimangono lì davanti, la loro mente corre dietro agli eventi che si susseguono rumorosi e ininterrotti (guai a fare una pausa, i bambini potrebbero tornare in loro e abbandonare la visione). Non resterà molto della trama, non è la questione principale. Non c’è un prima  e non c’è un dopo. Cartoni usa e getta.

    2. Uno stimolo positivo: i cartoni con un senso, di formazione

    a.  Ci sono cartoni diversi, di fascia media e poi quelli di alta gamma. Sono cartoni la cui produzione è costata moltissimo, basta vedere i titoli di coda che elencano decine e decine di persone dedicate alle fasi creative o tecniche più disparate. Colonna sonora originale, magari cantata da pop star, fotografia e animazioni realistiche, trama e narrazione da sceneggiatura di film da Oscar.

    b.  Alcuni di questi hanno caratteristiche tali da classificarli quasi come “cartoni formativi”, sto pensando per esempio a “Inside Out”, “Up” o ad altri che mi sono piaciuto dove si parla di famiglia, di  amicizia e non in modo scontato e stereotipato  come “Il viaggio di Arlo”, “I Robinson, una famiglia spaziale”, “Lilo e Stich”, “Ralph spaccatutto” e tanti altri.

    c.  E’ evidente che in entrambi i casi i bambini si “impallano” davanti allo schermo. Ma c’è modo e modo. E soprattutto c’è intenzione e intenzione.

    d.  Con questo non voglio dire che i bambini vanno portati al cinema e la televisione va spenta. Dico che bisogna essere innanzitutto coscienti della differenza, e usare di conseguenza coscientemente gli strumenti a disposizione.

    e.  Quando proponiamo un gioco al branco, dobbiamo chiederci proprio questo: perché li stiamo facendo giocare? Mancavano 20 minuti alla conclusione dell’attività e rischiavamo di stare seduti in tana? Me l’avevano chiesto con insistenza e non ho saputo dire di no e così via alla partitella a calcio? Oggi toccava a palla avvelenata perché il roverino l’abbiamo giocato l’attività scorsa? Così almeno non ci tormentano gridando in sede? Così stanno all’aperto e respirano aria buona? Perché lo scautismo si vive fuori all’aperto? O perché quando abbiamo pensato all’attività di oggi abbiamo anche incluso il gioco a tema che richiama il racconto ascoltato o ciò che abbiamo realizzato con le nostre mani poco prima?

    f.  Ma l’intenzionalità educativa non si sviluppa solo nella scelta del gioco giusto. E’ una continua tensione del capo a comportarsi tenendo a mente dove vuole arrivare. L’uomo e la donna della partenza, il tema dell’anno, gli obiettivi del progetto educativo.

    g.  Questa “tensione” non si esplica necessariamente con delle cose da dire o da fare. “TUTTO COL GIOCO, NIENTE PER GIOCO”, questa è l’intenzionalità educativa scout.

    h.  Difficile, direte voi. Più facile di fare le cose a caso, risponderò io. Pensate se oggi fossi arrivato qui senza aver prima pensato a quello che volevo dire, andando a braccio, sparando temi sconclusionati e senza un obiettivo. Io avrei faticato il triplo, e voi ve ne sareste accorti immediatamente. I bambini giocano lo stesso, per carità. Ma avranno perso ancora una volta l’occasione per ricevere un attenzione educativa da un adulto al posto del “gioca così non rompi” che tante volte si sentono rivolgere.

    Un ultimo video, ha a che fare con l’abbraccio di “Tristezza” che abbiamo visto in “Inside Out” poco fa. Lei è Daniela Lucangeli, è una scienziata dell’educazione.

    https://www.facebook.com/danielalucangeliofficial/videos/1568088489939431/

    Alcune considerazioni finali:

    1. Lo sguardo al mondo dei bambini ha sempre avuto come sfondo uno schermo, di computer, di smartphone o della tv. E’ un problema, i bambini crescono avvinghiati a questi  dispositivi che sostituiscono ciò che non riusciamo più a dare loro: tempo da vivere assieme a loro.
    2. I genitori hanno sempre poco tempo da dedicare al gioco con i figli, perché sono stanchi, hanno una vita stressante, sono sempre in auto a portarli a calcio, basket, karate, pianoforte, chitarra, corso di teatro, danza, lingua inglese, catechismo, attività scout. E comunque i genitori sono sempre più vecchi adolescenti, hanno bisogno dei loro giochi e del loro spazio, dei loro film e della loro musica.
    3. La scuola fin dall’inizio propone competizione, lo sport altrettanto (ci sono anche delle eccezioni). I genitori desiderano vedere i figli primeggiare, altrimenti vanno in paranoia.
    4. Stare al passo con i tempi non significa dover farsi ingoiare dalla tecnologia e dal business che ci sta dietro. Significa sapere utilizzare gli strumenti giusti nel momento giusto. Come lo scout di Mattia nella foresta.
    5. E’ facile? No, abbiamo bisogno di un aiuto:

    dalla Preghiera del Capo:

    Te li raccomando perciò, Signore,
    come quanto ho di più caro,
    perché sei tu che me li hai dati,
    e a te devono ritornare.
    Con la tua grazia, Signore,
    fa’ che io sia sempre loro di esempio e mai di inciampo:
    che essi in me vedano te,
    e io in loro te solo cerchi:
    così l’amore nostro sarà perfetto.
    E al termine della mia giornata terrena
    l’essere stato capo mi sia di lode e non di condanna.