{"id":1858,"date":"2018-05-25T00:17:58","date_gmt":"2018-05-24T22:17:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertovian.it\/?p=1858"},"modified":"2018-05-25T00:17:58","modified_gmt":"2018-05-24T22:17:58","slug":"autorevolezza-del-capo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertovian.it\/?p=1858","title":{"rendered":"Autorevolezza"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1859 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.robertovian.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Schermata-2018-05-24-alle-23.52.13.png\" alt=\"\" width=\"663\" height=\"409\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1860 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.robertovian.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Schermata-2018-05-24-alle-23.53.08.png\" alt=\"\" width=\"628\" height=\"607\" \/><\/p>\n<h3><strong>FIDUCIA<\/strong><\/h3>\n<p>Al primo posto tra i requisiti metterei la fiducia nell\u2019uomo con particolare riferimento a quel periodo della sua vita nella quale prendono forma quei connotati che diverranno stabili nell\u2019adulto. Ritengo quello della fiducia non solo un requisito basilare (non si pu\u00f2 infatti dedicare una parte importante di se stessi e della propria esistenza a qualcosa a cui non si crede) ma anche un requisito oggetto di conquista, in quanto contrapposto alla dilagante e generale sfiducia (nelle Intenzioni e nella volont\u00e0 dell\u2019uomo, nelle nuove generazioni, nelle istituzioni, nei valori, nella presente cultura, ecc.). Fiducia nell\u2019uomo vuol dire anche, in termini educativi concreti, che la partita non \u00e8 mai definitivamente persa e che l\u2019inatteso recupero pu\u00f2 sempre essere dietro l\u2019angolo.<\/p>\n<h3><strong>GIOIA<\/strong><\/h3>\n<p>Considero il capo un uomo o una donna capaci di offrire la gioia agli altri perch\u00e9 uno dei loro compiti primari consiste nel farsi carico della perenne ricerca di felicit\u00e0 che rappresenta la principale motivazione istintiva di ogni uomo. Per questo non so immaginare un capo che non senta la gioia di vivere, l\u2019impegno di trasmetterla agli altri e la volont\u00e0 di proteggerla dalle insidie di chi \u00e8\u00a0 propenso a rinunciarvi.<\/p>\n<h3><strong>TESTIMONIANZA<\/strong><\/h3>\n<p>Il Capo conta per quello che \u00e8 e non per quello che dice. Ho letto che un testimone \u00e8 colui che nella vita personale premette, non tanto una legge (in questo caso gli basterebbe essere \u201cosservante\u201d), ma un valore, e per questo dovr\u00e0 essere in permanente conversione nella ricerca di perfezione. Il testimone pu\u00f2 essere \u201cun filtro\u201d, che impoverisce il valore, o un \u201cprisma\u201d che ripropone, in forma personalizzata, la ricchezza dell\u2019ideale.<\/p>\n<h3><strong>DECISIONISMO<\/strong><\/h3>\n<p>Per essere effettivo agente di crescita sia personale ma soprattutto comunitaria, il capo deve possedere un altro requisito che \u00e8 quello di saper prendere delle decisioni. Ho visto molte unit\u00e0 volgere allo sbando, perch\u00e9 il loro capo si \u00e8 rifiutato (o non era in grado) di prendere rapidamente chiare decisioni autonome.<\/p>\n<h3><strong>PERSEVERANZA<\/strong><\/h3>\n<p>Un altro attributo del capo \u00e8 sicuramente costituito dalla perseveranza. Educare richiede tempo e continuit\u00e0. Non credo che valga la pena di insistere su questo punto. Ciascuno di noi ha avuto nella sua storia passata una persona che ha influito in modo decisivo sul suo cambiamento nei confronti di se stesso e degli altri. Pensiamo al tempo che \u00e8 stato necessario a questo nostro educatore per operare su di noi in termini di conversione.<\/p>\n<h3><strong>CARISMA O PROFEZIA<\/strong><\/h3>\n<p>Due modelli mi sembrano dominare. Da un lato il capo naturale. Colui che ha una serie importante di doti innate per ottenere ed esercitare l\u2019autorit\u00e0: attira l\u2019attenzione su di s\u00e9, sembra di stare con i ragazzi o con gli uomini anche se in realt\u00e0 sta sopra di loro, ottiene molto in modo apparentemente spontaneo, \u00e8 attraente, lungimirante, severo e riconoscente, sa sancire e gratificare, \u00e8 competente e rigoroso sia con s\u00e9 che con gli altri. E\u2019 dominante nelle discussioni e nel lavoro di gruppo. Fa riferimento a se stesso per avvalorare le sue affermazioni. Pur con evidenti sfumature o si \u00e8 con lui o si \u00e8 contro di lui. Ed essere contro di lui non \u00e8 una condizione di tutto riposo.<br \/>\nAnche se si potrebbe continuare ad esemplificare, mi sembra che questo identikit del capo carismatico sia sufficientemente eloquente. Se \u00e8 vero che si tratta di capacit\u00e0 naturali, \u00e8 certo che tutte o parte si possono acquisire con la pratica ed in un certo clima di formazione. Per ritornare nel sistema scout questo \u00e8 pi\u00f9 o meno stato il tipo di capo che si pensava di costruire quando il movimento si rivolgeva a poche migliaia di ragazzi ed a qualche centinaia di capi. L\u2019intensit\u00e0 delle scelte e dell\u2019impegno sembrava privilegiare la formazione di capi esigenti, estremamente coerenti e volitivi, decisi e disponibili.<br \/>\nL\u2019altro modello \u00e8 quello del capo-profeta. Tutta la sua forza \u00e8 nella sua personale scelta di vita, nella coerenza con i suoi valori, nella fedelt\u00e0 e nell\u2019attenzione agli altri.<br \/>\nE\u2019 un capo che avanza silenziosamente lungo misteriosi itinerari di amore e di fede per dare &#8211; quando l\u2019occasione si presenta &#8211; testimonianza del percorso compiuto. Non si impone e non impone. Il suo \u00e8 un continuo e discreto invito a realizzarsi partendo dal principio &#8211; espresso dal suo esempio &#8211; che tutto nasce da un sofferto ed incessante sforzo di introspezione e di interiorizzazione. Lungo le strade del nostro passato e &#8211; forse &#8211; del nostro presente abbiamo certamente incontrato uno dei due (o entrambi questi) modelli di capo. Ognuno ha certamente un senso ed un suo significato nell\u2019evolversi della storia dell\u2019uomo. Non intendo dire quello che oggi sarebbe maggiormente desiderabile e lascio al lettore o ai lettori riuniti nell\u2019eventuale Comunit\u00e0 di Capi di esprimere la loro opinione.<\/p>\n<h3><strong>IL MARTIRIO DEL CAPO<\/strong><\/h3>\n<p>Non sono pochi i capi che proprio dal servizio educativo attingono le vere gratificazioni della loro esistenza. Nel lavoro non si realizzano, ma negli scout s\u00ec. In famiglia non riescono a comunicare, ma in comunit\u00e0 capi s\u00ec. Alle feste nessuno li sta ad ascoltare, ma negli scout s\u00ec. Nessuno li ammira, ma i loro ragazzi, loro s\u00ec che li ammirano. Non avrebbero nessuno a cui confidarsi, ma in clan, in noviziato, in alta squadriglia e talora perfino in reparto \u00e8 possibile, anzi \u00e8 giusto giocarsi, condividere le proprie pene e i propri problemi. I ragazzi(ni) ascoltano. Poi ripetono, ne chiacchierano fra di loro. I fatti del capo sono fatti importanti, modestia a parte.<br \/>\nSempre in sede. Conosce uno per uno tutti i bambini di tutte le unit\u00e0 del gruppo. Sa i fatti privati di tutti i capi di tre o quattro gruppi. Tutti i capi della zona e della regione lo conoscono, perch\u00e9 non manca mai di dire la sua in assemblea. Il capo modello. Sa bene che la societ\u00e0 segue valori sbagliati, ed \u00e8 per questo che il suo posto non \u00e8 l\u00e0 fuori, ma dentro l\u2019associazione.<br \/>\nE per questo che fuori non ha successo. Perch\u00e9 l\u2019unico successo che conta \u00e8 quello negli scout. Ci sono i capi che mettono al primo posto gli esami, le vacanze con la famiglia, gli impegni di lavoro. Fortuna che c\u2019\u00e8 lui, colonna del gruppo. Lui pu\u00f2 sempre. Comunque \u00e8 bonario e non lo fa pesare esplicitamente. Ognuno ha il suo posto, e non puoi pretendere dagli altri quello che pretendi da te.<\/p>\n<p>D\u2019accordo, di capi cos\u00ec non ce ne sono molti. Ma dentro ognuno di noi se ne annida un pezzettino. Ed \u00e8 meglio tenerlo d\u2019occhio. Ad esempio: il reparto si trova davanti un torrente gonfio di acque e non sa come attraversarlo. Il capo, forte di vecchie esperienze, ha gi\u00e0 adocchiato sulla riva il lungo larice seccato da un fulmine.<br \/>\nBaster\u00e0 dargli una spinta e diventer\u00e0 un ponte perfetto, compresi i rami spogli per aggrapparsi. Sar\u00e0 un\u2019avventura che tutti ricorderanno. Il capo ora pu\u00f2 ascoltare due voci.<\/p>\n<p>La prima gli dice: \u00abEcco un\u2019occasione perfetta per costruire il tuo mito. Tu avrai una trovata geniale, i ragazzi crederanno in te. E non lo farai per vanit\u00e0: lo farai perch\u00e9 pi\u00f9 ti ammirano, pi\u00f9 la tua azione educativa pu\u00f2 essere incisiva\u00bb. La seconda voce gli dice: \u00abNon conti tu, ma loro. Se lasci che ci arrivino da soli, l\u2019avventura sar\u00e0 dieci volte pi\u00f9 entusiasmante. E soprattutto impareranno a non aspettare che qualcun altro li tragga d\u2019impaccio. Impareranno che se si guardano intorno e che, se useranno la testa, possono superare qualunque ostacolo\u00bb.<\/p>\n<p>Un capoclan o un maestro dei novizi durante un capitolo in cui non si riesce a fare chiarezza: poche parole da adulto possono chiarire il problema addirittura consegnarlo bell\u2019e risolto nelle mani dei ragazzi. E i ragazzi diranno: Che capo! che persona eccezionale. E in futuro lo ascolteranno anche di pi\u00f9, avranno ancora pi\u00f9 fiducia in lui, si affideranno a lui&#8230; invece che a se stessi.<\/p>\n<p>Meglio restare in ombra, meglio fingersi meno bravi di quello che si \u00e8. Questa spesso \u00e8 la vera bravura. Fare in modo che i ragazzi sentano di avercela fatta da soli, perch\u00e9 imparino a farcela sempre con le loro forze. Cercare altrove i riconoscimenti di cui abbiamo bisogno.<\/p>\n<p>Viva il capo che qualche volta non pu\u00f2. Viva il capo che \u00e8 anche qualcos\u2019altro.<br \/>\nViva il capo che prima di essere capo un uomo o una donna felice.<\/p>\n<h3><strong>EROE<\/strong><\/h3>\n<p>E\u2019 vero, B.-P. parla di culto dell\u2019eroe come di una risorsa educativa. Ma il suo discorso va compreso bene. Egli non dice al Capo: \u00abdevi sforzarti di divenire l\u2019eroe dei tuoi ragazzi\u00bb, ma invece: \u00abbada, la posizione che ti d\u00e0 lo scautismo \u00e8 tale che, data la psicologia del ragazzo, non potrai non divenirne l\u2019eroe\u00bb; e prosegue quindi il discorso in chiave di responsabilizzazione educativa del Capo.<\/p>\n<p>In questo nostro improvvisarci psicologi e sociologi abbiamo spesso dimenticato di considerarci come una variabile molto influente sul gruppo. Insomma ci siamo chiesti: perch\u00e9 Pierino dice le bugie? (lodevole passo avanti rispetto all\u2019etichettarlo bugiardo) quando dovremmo chiederci: perch\u00e9 Pierino dice le bugie a me? Anche se ci\u00f2 comporter\u00e0 una osservazione di noi stessi, a volte scomoda, dobbiamo convincerci dell\u2019importanza del capo nel modificare la dinamica del gruppo, includendo sui rapporti che si creano e quindi sullo sviluppo di ogni ragazzo: quello che \u00e8 una unit\u00e0 dipende in buona misura da chi e da come gioca questo ruolo. Naturalmente ciascun membro di un gruppo ha sugli altri una qualche influenza, ma il capo o i capi sono quelli che hanno di gran lunga la massima influenza (Polansky). Per questo non credo che affermare, come fanno alcuni giovani capi, di essere uguali ai loro ragazzi e di sforzarsi per esserlo sia un modo di risolvere seriamente il problema: non \u00e8 il negare la pericolosit\u00e0 di un\u2019arma che si ha in mano che serve a renderla pi\u00f9 innocua, anzi.<\/p>\n<h3><strong>TIPI DI AUTORITA\u2019<\/strong><\/h3>\n<p>&#8211;<strong>Autorit\u00e0 promotrice<\/strong> si ha quando gli interessi di chi comanda e di chi segue sono rivolti in una stessa direzione. Il successo di chi comanda \u00e8 legato al fatto che egli riesca a far progredire chi lo segue. Il capo usa la propria condizione per aiutare le persone a lui soggette, in modo da ridurre progressivamente la loro inferiorit\u00e0 e renderle libere. Si sviluppano reciproci sentimenti positivi (amore, confidenza, stima, ecc.). L\u2019autorit\u00e0 promotrice \u00e8 razionale, si fonda sul consenso attivo e ragionato ed \u00e8 volta ad ottenerlo.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Autorit\u00e0 lassista<\/strong> si ha quando il capo si disinteressa dei seguaci lasciandoli in balia di loro stessi. Se essi necessitano per sviluppare la loro potenzialit\u00e0 dell\u2019aiuto, della guida, del consiglio del capo sono fortemente danneggiati da questa assenza. Purtroppo questo tipo di autorit\u00e0 \u00e8 spesso confusa con quella promotrice, mentre pu\u00f2 provocare blocchi dello sviluppo persino pi\u00f9 gravi di quelli prodotti dall\u2019autorit\u00e0 inibente.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Autorit\u00e0 inibente<\/strong> si ha quando il capo utilizza la propria posizione per sfruttare o coercire gli altri. E\u2019 caratterizzata da una netta sfiducia del capo verso i seguaci la cui inferiorit\u00e0 egli vede irrimediabile o, in ogni caso, utile ai propri scopi, e perci\u00f2 non ha alcun motivo per cercare di ridurla ma anzi tende ad accrescerla; questo tipo di autorit\u00e0 \u00e8 fortemente alienante ed evolve in senso irrazionale in quanto consente una adesione al capo soltanto emotiva, che cio\u00e8 non tenga conto dei dati della realt\u00e0 o addirittura li deformi al fine di evitare la presa di coscienza di essere trattati come persone cronicamente inferiori. In conclusione, la differenza pi\u00f9 sostanziale sta nel fatto che l\u2019autorit\u00e0 inibente \u00e8 costretta per mantenersi a sfruttare nei ragazzi bisogni immaturi (dipendenza da figure paterne, rinuncia all\u2019autonomia, gratificazione per mezzo della identificazione nel capo, ecc.) e quindi favorisce la regressione, mentre l\u2019autorit\u00e0 promotrice potenzia i bisogni pi\u00f9 elevati e la maturazione. I tre tipi di autorit\u00e0 si esprimono in atteggiamenti diversi del capo: \u00e8 chiaro che anche se si tende a distinguere tre tipi di capo (democratico, lassista, autoritario), nella pratica \u00e8 difficile riscontrare il tipo puro ed in ognuno di noi, a ben guardare, coesistono tutti e tre gli aspetti a seconda della situazione.<\/p>\n<h3><strong>AUTORIT\u00c0 AUTORITARISMO AUTOREVOLEZZA <\/strong><\/h3>\n<p>Quando si parla di \u2018Capi\u2019 nello scautismo si cerca sempre di dare al termine un significato particolare, diverso dalle solite accezioni, per indicare un rapporto tra adulto e ragazzo fondato sulla fiducia reciproca e sulla volont\u00e0 di aiutare il ragazzo a costruirsi da solo, a diventare se stesso, a realizzare la sua identit\u00e0 unica e irripetibile non come copie di uno stereotipo n\u00e9 di un modello carismatico. Si accenna all\u2019autorit\u00e0 del capo come alla responsabilit\u00e0 dell\u2019adulto verso chi sta cercando la propria strada su delle tracce gi\u00e0 segnate, definite come \u2018tracce scout\u2019.<\/p>\n<p>\u00c8 stata la scoperta di Baden-Powell, la sua intuizione educativa che ha iniziato nel mondo del nuovo metodo pedagogico, l\u2019idea di dare al ragazzo proposte concrete, inviti di comportamenti da sperimentare nella vita per coglierne poi il valore teorico. Partire dall\u2019azione per giungere al pensiero, vivere avventure positive e affascinanti per poi scoprirne il valore oggettivo da rendere criterio di scelte nuove, arrivare all\u2019ideale attraverso piccole esperienze concrete, \u00e8 il sistema scout, \u00e8 la ricchezza inesauribile di questo particolare modo di vita.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 allora il compito del capo, specialmente nell\u2019ambito del roverismo scoltismo, quando il ragazzo ha gi\u00e0 compiuto un percorso che gli ha fatto scoprire alcuni valori decisivi per la sua vita? Si parla di \u2018non-direttivit\u00e0\u2019, di apertura alle iniziative personali di ciascuno, di rispetto di ogni scelta come terreno di esplorazione, di accettazione di gesti e atteggiamenti che il ragazzo ritiene opportuni.<br \/>\nAlcune teorie pedagogiche di questi ultimi decenni insistono sul senso di libert\u00e0 e di responsabilit\u00e0 da rispettare se si vuole far crescere la personalit\u00e0 autentica di ciascuno. In altre parole, si ha paura dell\u2019autoritarismo, della volont\u00e0 del capo imposta come infallibile e come unico criterio di verit\u00e0 e di bont\u00e0, si ha paura del capo come ultimo punto di riferimento come criterio indiscusso per ogni scelta. E in questo senso \u00e8 una paura sacrosanta, anche perch\u00e9 non si estingue mai in nessuno la voglia di protagonismo, di un potere sulle coscienze che fa sentire importanti e utili per il bene del prossimo.<\/p>\n<p>Anche nello scautismo, il pericolo di autoritarismo sussiste sempre come impegno di un servizio onesto e competente, e non di rado lo si vive come un fatto meritorio.<br \/>\nBen venga allora il richiamo all\u2019autoeducazione, come scoperta dei valori di ciascuno, come rispetto del segreto delle persone, come attesa del \u201cprodotto finito\u201d passando per il cammino imprevedibile di ciascuno. Ben venga, quindi, la posizione di chi credendo nella \u2018vocazione\u2019 di ogni uomo da parte di Dio che crea ciascuno affidando a ciascuno un compito particolare da realizzare con delle doti utili allo scopo, non si intromette con le proprie azioni direttive per lasciare tutto lo spazio alla verit\u00e0 originaria di ciascuno.<\/p>\n<p>Ma questa non direttivit\u00e0 non \u00e8 poi cos\u00ec facile come sembrerebbe, non \u00e8 solo il \u201clasciar fare\u201d indiscriminato, pronti se mai a richiamare, a correggere, non \u00e8 stare alla finestra per vedere come agisce la persona o quasi obbligati ad approvarne qualunque scelta. Un atteggiamento del genere non avrebbe nulla di educativo e potrebbe diventare addirittura una complicit\u00e0 con condotte negative e quindi tradimento del compito stesso del capo.<\/p>\n<p>Per non essere autoritari non \u00e8 necessario scomparire lasciando campo libero al ragazzo, che comunque non sarebbe mai del tutto \u2018autonomo\u2019 bens\u00ec condizionato pesantemente dalla mentalit\u00e0 corrente, \u00c8 vero che nel gruppo dei pari, il ragazzo impara a scoprire se stesso e a confrontarsi, a misurare le proprie forze senza possibilit\u00e0 di nascondimenti n\u00e9 di maschere. Ma \u00e8 anche vero che il ragazzo ha bisogno di un aiuto per discernere, per leggere in verit\u00e0 i messaggi che ritrova dentro se stesso e nell\u2019ambito in cui vive.<\/p>\n<p>Qui, allora, emerge l\u2019aspetto pi\u00f9 importante e pi\u00f9 caratteristico del capo: \u00e8 la sua \u2018autorevolezza\u2019, il fascino della sua personalit\u00e0 che vive in prima persona ci\u00f2 che i ragazzi stessi stanno cercando in modo pi\u00f9 o meno cosciente. Il capo diventa il personaggio che ha gi\u00e0 conquistato quel modo di vivere tante volte presentato in schemi teorici, colui che pur nei limiti e negli insuccessi quotidiani, gode di essere \u2018scout\u2019, di realizzare gli ideali sognati e perseguiti giorno per giorno.<\/p>\n<p>Anche se manca il comando preciso o il divieto perentorio, se non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il peso del precetto da osservare meticolosamente, c\u2019\u00e8 -ed \u00e8 pi\u00f9 intenso- il richiamo di una esperienza realizzata, il fascino di una personalit\u00e0 serena e libera che segue con gioia la linea tante volte sognata e cantata nei bivacchi e nelle cerimonie sempre cos\u00ec suggestive. \u00c8 questo il compito del capo, non un autoritarismo che si impone, n\u00e9 una presenza passiva e silente, e nemmeno una dipendenza dai ragazzi stessi, quasi a rimorchio delle loro scelte nella illusione di rispettare la loro personalit\u00e0: ma la gioia di vivere l\u2019ideale scout nella propria realt\u00e0 di adulto, di avere dato un volto preciso alla propria vita aperta al servizio in tutte le direzioni, di costruire gi\u00e0 quel mondo un po\u2019 migliore di come \u00e8 stato trovato\u201d che \u00e8 il perenne criterio della propria condotta. Cos\u00ec il capo svolge un compito immancabile nel cammino del rover e della scolta, un compito che scende nell\u2019intimo della persona perch\u00e9 si tratta non di comandi n\u00e9 di imposizioni cervellotiche, ma di scelte e atteggiamenti vissuti in prima persona. Il capo vive la sua scelta scout come orientamento integrale della propria\u00a0vita, come caratterizzazione della propria persona: quando \u00e8 insieme ai suoi rover e scolte, nei capitoli, nelle riunioni, nelle routes, il suo \u2018stile\u2019 &#8211; cio\u00e8 tutto il suo modo di fare, di parlare, di gestire, il suo rapporto con gli altri e con le cose- attua l\u2019ideale scout, rende viva quella \u2018legge\u2019 che \u00e8 diventata abitudine ed espressione di s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che l\u2019obbedienza non \u00e8 un\u2019adesione acritica o una sottomissione forzata, quanto il gusto di appropriarsi di quelle caratteristiche particolari presenti nel capo e da lui godute come elementi fondamentali del vivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FIDUCIA Al primo posto tra i requisiti metterei la fiducia nell\u2019uomo con particolare riferimento a quel periodo della sua vita nella quale prendono forma quei connotati che diverranno stabili nell\u2019adulto. 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