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Sulla strada, ho incontrato don Sandro Crippa

Santuario di Soviore a Monterosso

Ci sono incontri che segnano in una certa misura la vita, non sai bene perché oppure lo sai ma ti trattieni dal rivelarlo anche a te stesso per trovare il momento più giusto per farlo.

“Un capo clan, prima di proporre un percorso di route ai propri ragazzi, deve prima provarlo.”
Quando ho chiesto a don Sandro ospitalità per il mio clan per una notte, durante la route in Liguria alle 5 Terre, lui mi ha risposto così. Gli avevo fatto presente la difficoltà di trovare posti per piantare le tende, e l’ora tarda alla quale eravamo arrivati al suo santuario, quello di Soviore a Monterosso. Una risposta dura, asciutta, spiazzante. Seguita dall’invito a seguirlo per mostrarci dove piantare le tende.

Così ho conosciuto don Sandro Crippa.

L’antefatto è una route da capo clan solitario, per via della maternità della capo clan; io giovane e forte di passione e orgoglio per il mio servizio, in una stagione traboccante della vita, “l’istante in cui scocca l’unica freccia, che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle”, come canta Fossati.
Un clan giovane, orfano dei suoi componenti più trascinanti e maturi, appena usciti con la Partenza. Un solo ragazzo più grande degli altri, a cui guardare con fiducia e a cui appoggiarsi in quella avventura solitaria da educatore e guida.

Le 5 Terre, così belle, affascinanti, diverse dalle consuete mete alpine. Così difficili da percorrere con il caldo estivo, e con il divieto assoluto di campeggio libero. Sudore, percorsi duri, tra discese verso il mare e risalite sulle creste alte dei promontori lungo la costa. Tra i ragazzi equilibri tutti da costruire, si conoscono ancora poco, caratteri fragili e qualche guaio fisico.

Alla stazione incontriamo un capo scout della zona, ci vede e ci saluta. Benedetta fraternità scout.
Ci dice che è impossibile trovare da campeggiare in quella zona, e cha abbiamo solo una possibilità, raggiungere il Santuario di Soviore a Monterosso, una delle 5 Terre, è un luogo dove gli scout sono ben accetti, e dove c’è un sacerdote assistente. Secondo i piani di marcia avremmo dovuto fermarci prima, significa forzare il cammino e arrivare verso sera. Ma si può fare, si fa..

Arriviamo stremati all’imbrunire, ci fermiamo tutti al cancello, proseguo io, da solo, e chiedo del sacerdote.
La sua risposta è quella scritta all’inizio di questo racconto, ma comincia così un incontro che va oltre quella dura risposta, e che trova posto tra quei quattro o cinque momenti della vita che tornano, ogni tanto, chiedendo di essere ripresi, riletti, riscoperti, e per i quali ringraziare la sorte, Dio, te stesso.

Gli chiedo un intervento per il fuoco serale, acconsente. Viene, parla ai ragazzi, voce e contenuto. I ragazzi, stanchi dal cammino, avvertono comunque che chi sta loro di fronte non è uno qualsiasi.

Ci diamo appuntamento per la mattina successiva, per le lodi in chiesetta. Una volta concluse dice che è disponibile per la confessione, per chi volesse, o anche solo per un confronto.

Ci vado io, e chissà perché.

Come mi capita sovente nelle rare volte che ho l’occasione di ritrovare me stesso nel raccontarmi ad un altro, mi emoziono. La tensione e il peso della responsabilità di quei giorni si sciolgono in lacrime.

Racconto del mio essere capo, delle fatiche, del doppio incarico in zona. Confido le incomprensioni con la mia fidanzata e la difficoltà di progettare il matrimonio, tra mille impegni e pensieri.

Mi dice con serenità che fare il capo scout non è per tutti, e non è per ogni stagione della vita. E che devo capire cosa è importante per la mia vita in quel momento.

Mi dice che l’Agesci sbaglia a puntare sui numeri, bisogna puntare alla qualità del servizio e della proposta scout. Anche fosse per pochi, anche se per questo dovessimo chiudere unità.

Ma alla fine del nostro confronto, nel salutarmi, mi dice che ho gambe da capo clan, che sanno fare Strada.

Abbiamo ripreso il cammino, lasciandoci alle spalle lo splendido santuario di Soviore.

L’anno successivo mi sono sposato, e non ho lasciato il servizio. Ho consigliato ad un mio rover di partecipare alla route Pasquale organizzata da don Sandro, “con ostinato rigore” proprio a Soviore, interassociativa, Agesci e Fse. La ricorda ancora oggi.

Al triduo pasquale successivo ho proposto a mia moglie di andare a Soviore. Conosco il rettore, le ho detto.

Telefono per prenotare. Una suora mi informa che don Sandro Crippa è morto in un incidente stradale qualche settimana prima.

Partiamo, e sarà un triduo molto particolare. Mi ricordo appoggiato alla staccionata guardando il mare con le lacrime agli occhi, per una persona incontrata forse per un paio d’ore ma che avevo nel cuore.

Perché?

Perché in un momento di fatica personale ho incontrato una persona che non conoscevo ma che mi ha letto dentro e dedicato il suo tempo e la sua attenzione, e che mi ha voluto bene anche solo per un paio d’ore, guardandomi negli occhi e dicendomi cose anche scomode, ma che andavano dette per il mio bene. Ma che ha anche saputo incoraggiarmi e rincuorarmi.

La franchezza e la verità aiutano a crescere. Non sempre sono carezze, anzi. Ma creano consapevolezza, danno un nome alle cose e fanno muovere il passo più giusto.
Ma per riuscire ad essere così, bisogna essere solidi, veri, ed avere fede.
Altrimenti si rischia di recitare la parte dei forti, senza esserlo.

C’è voluto del tempo per perdonargli l’incauto errore che ha commesso nell’incidente che gli è costato la vita. Non per questo ho smesso di pensare che avesse ragione nel dire che un capo clan deve provare il percorso di route prima di proporlo ai ragazzi.

Con ostinato rigore, don Sandro, ogni volta che ti penso mi emoziono un po’.
E ti ringrazio.

https://it.scoutwiki.org/Sandro_Crippa

Pacifico – Quello che so dell’amore